vangelo del giorno

Per questo sono stato mandato

5 SETTEMBRE (Lc 4,38-44)

La missione di Gesù non è per pochi uomini appartenenti ad un solo popolo, o nazione. La sua è vera missione universale. Le antiche profezia annunziano che Lui deve portare la luce della verità e della giustizia fino alle isole più remote. Ogni uomo dovrà conoscere la salvezza di Dio. Assieme alla luce deve anche ricreare l’uomo, rifacendolo nel suo cuore, nella sua anima, nello stesso suo corpo. L’uomo così come esso si è fatto, quotidianamente si fa, è nella morte, nella schiavitù, nella totale cecità, nel carcere dell’ignoranza, nella prigione dell’infedeltà. Il Messia dovrà operare una completa liberazione. In Lui, con Lui, per Lui è la vera salvezza dell’intera umanità.
Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Così dice il Signore Dio, che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l’alito a quanti camminano su di essa: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre. Io sono il Signore: questo è il mio nome; non cederò la mia gloria ad altri, né il mio onore agli idoli. I primi fatti, ecco, sono avvenuti e i nuovi io preannuncio; prima che spuntino, ve li faccio sentire». Cantate al Signore un canto nuovo, lodatelo dall’estremità della terra; voi che andate per mare e quanto esso contiene, isole e loro abitanti. Esultino il deserto e le sue città, i villaggi dove abitano quelli di Kedar; acclamino gli abitanti di Sela, dalla cima dei monti alzino grida. Diano gloria al Signore e nelle isole narrino la sua lode. Il Signore avanza come un prode, come un guerriero eccita il suo ardore; urla e lancia il grido di guerra, si mostra valoroso contro i suoi nemici. (Is 42,1-13).
L’uomo vuole fare di Gesù solo un guaritore di malattie del corpo. Non lo vuole un datore di luce e di vera giustizia, un autentico rivelatore della volontà del Padre. Vorrebbe quasi costringerlo, sottometterlo alla sua volontà. Guidarlo nelle cose da fare. Gesù invece non si lascia schiavizzare da alcuno e afferma anche dinanzi ad un esercito di ammalati, lasciandoli nella loro malattia, che il Padre lo manda altrove e che Lui gli deve prestare immediata obbedienza. Abbandona ogni cosa e si reca altrove.

Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Tra Gesù e ogni suo discepolo è questa la differenza, la distanza che ci separa. Gesù è dalla volontà del Padre sempre. Noi, suoi discepoli, siamo quasi sempre dalla nostra volontà. Lui è dai bisogni divini. Noi siamo dai bisogni umani. Lui è dall’eternità. Noi siamo dal tempo. La sua pastorale è sempre purissima obbedienza alla Parola del Padre. La nostra invece è obbedienza alla storia, alle questioni degli uomini, alle loro urgenze e necessità. Finché la nostra pastorale non diventa in tutto simile a quella di Gesù, purissima obbedienza a Dio, non vi potrà essere né salvezza e né redenzione, perché il Signore vuole una cosa sola: l’obbedienza perfetta al suo volere. Poi sarà Lui a dare all’uomo ogni altra cosa. Il Signore dona ogni grazia agli uomini, a condizione che noi diamo a Lui la nostra totale sottomissione al suo volere. Salva il mondo chi obbedisce a Dio. Lo redime chi si sottomette alla sua divina volontà.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci di pronta obbedienza.